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Mrs Dalloway di Virginia Woolf: il romanzo che insegna a guardare la bellezza nascosta nelle piccole cose

Ci sono libri che raccontano grandi avventure e libri in cui, apparentemente, non accade quasi nulla. Mrs Dalloway appartiene a questa seconda categoria. Eppure, una volta chiuso il romanzo, il lettore ha la sensazione di aver attraversato un’intera vita.

Pubblicato nel 1925, Mrs Dalloway è il capolavoro di Virginia Woolf, una delle scrittrici più importanti del Novecento inglese. Nata a London nel 1882, Woolf apparteneva al celebre Bloomsbury Group, un circolo di intellettuali e artisti che rivoluzionò il modo di pensare la letteratura, l’arte e la società.

Virginia Woolf desiderava scrivere qualcosa di completamente diverso dai romanzi tradizionali. Non voleva raccontare soltanto i fatti, ma i pensieri, le emozioni e quel flusso incessante di ricordi che accompagna ogni essere umano. La sua ambizione era catturare la vita interiore delle persone, tutto ciò che avviene nella mente mentre il mondo continua a scorrere normalmente.

Lei stessa scrisse:

“I want to give life and death, sanity and insanity.”
/aɪ wɒnt tə ɡɪv laɪf ænd deθ, ˈsænəti ænd ɪnˈsænəti/
“Voglio dare la vita e la morte, la sanità e la follia.”

Ed è esattamente ciò che fa in Mrs Dalloway.


Un solo giorno per raccontare un’intera esistenza

L’intero romanzo si svolge nell’arco di una sola giornata di giugno nella Londra del primo dopoguerra. Apparentemente accade pochissimo: Clarissa Dalloway, una signora dell’alta società londinese, esce di casa per comprare dei fiori e preparare il ricevimento che offrirà quella sera.

Il romanzo si apre con una delle frasi più celebri della letteratura inglese:

“Mrs Dalloway said she would buy the flowers herself.”
/ˈmɪsɪz ˈdæləweɪ sed ʃi wʊd baɪ ðə ˈflaʊəz həˈself/
“La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei stessa i fiori.”

È una frase semplicissima, eppure contiene già tutto il romanzo. La vita, per Virginia Woolf, è fatta di piccoli gesti quotidiani che custodiscono emozioni immense.

Comprare dei fiori può diventare un viaggio nella memoria.

Aprire una finestra può riportare a un amore perduto.

Ascoltare il suono di un orologio può farci riflettere sul tempo che passa.

Mentre attraversa le strade di Londra, Clarissa ripensa alla propria giovinezza, alle persone amate e alle scelte che hanno dato forma alla sua esistenza. La giornata diventa così un lungo dialogo tra presente e passato, tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.


Londra e i personaggi: una città che respira con i suoi abitanti

La Londra di Mrs Dalloway non è un semplice sfondo. Le strade di Westminster, i parchi, le piazze eleganti e il continuo rintocco del Big Ben sembrano respirare insieme ai personaggi. La città osserva, accompagna e mette in comunicazione vite che spesso non si incontrano mai.

Al centro della storia c’è Clarissa Dalloway, una donna elegante e raffinata che, dietro l’apparente serenità, custodisce dubbi e rimpianti. Tornano continuamente nei suoi pensieri Peter Walsh, il grande amore del passato, e la vivace Sally Seton, simbolo di una giovinezza più libera e spontanea.

Accanto a lei c’è il marito Richard Dalloway, un uomo affettuoso ma incapace di esprimere fino in fondo i propri sentimenti.

Parallelamente, Virginia Woolf racconta la vicenda di Septimus Warren Smith, un giovane reduce della Prima guerra mondiale profondamente segnato dal trauma del conflitto. Vicino a lui c’è la moglie italiana, Lucrezia, che cerca disperatamente di salvarlo dalla sua sofferenza interiore.

Le vite di Clarissa e Septimus non si incrociano mai, eppure sono profondamente legate. Entrambi si interrogano sul significato dell’esistenza, sul tempo che passa e sulla fragilità della vita umana.

Alla fine della giornata, durante la festa di Clarissa, il destino di Septimus entrerà indirettamente nella sua vita, spingendola a riflettere ancora una volta sul mistero della vita e della morte.

Ed è proprio qui che si comprende il genio di Virginia Woolf: in un solo giorno, in poche strade di Londra e attraverso una manciata di personaggi indimenticabili, riesce a raccontare un’intera esistenza.


Perché Virginia Woolf scrisse Mrs Dalloway

L’idea del romanzo nacque da una domanda tanto semplice quanto profonda:

Che cosa succede dentro di noi mentre apparentemente non succede nulla?

Virginia Woolf era affascinata dalla vita interiore delle persone. Voleva mostrare che ogni essere umano nasconde un universo di pensieri, paure e ricordi.

Ma c’era anche un’altra ragione.

Dopo la Prima guerra mondiale, l’Europa era cambiata per sempre. Molti soldati erano tornati a casa profondamente segnati dal conflitto. La sofferenza psicologica, che oggi chiameremmo trauma o disturbo post-traumatico, era ancora poco compresa.

Per questo Woolf creò il personaggio di Septimus Warren Smith.

Attraverso di lui la scrittrice diede voce al dolore, alla solitudine e alla fragilità della mente umana. Molti studiosi ritengono che abbia riversato in questo personaggio anche una parte delle proprie sofferenze psicologiche e del proprio rapporto con la depressione.

Mrs Dalloway diventa così non solo un romanzo sul tempo e sulla memoria, ma anche un’opera di straordinaria modernità sul disagio mentale e sulla difficoltà di essere compresi.


Clarissa Dalloway: una donna che si interroga sulla vita

Clarissa è uno dei personaggi femminili più moderni della letteratura inglese.

È elegante, raffinata, apparentemente sicura di sé. Ma dentro di lei vive una donna piena di domande.

Ha fatto le scelte giuste?

Ha amato le persone giuste?

Avrebbe potuto vivere una vita diversa?

In uno dei passaggi più belli del romanzo leggiamo:

“She always had the feeling that it was very, very dangerous to live even one day.”
/ʃi ˈɔːlweɪz hæd ðə ˈfiːlɪŋ ðæt ɪt wəz ˈveri ˈveri ˈdeɪndʒərəs tə lɪv ˈiːvən wʌn deɪ/
“Aveva sempre la sensazione che fosse molto, molto pericoloso vivere anche un solo giorno.”

Questa frase colpisce profondamente perché esprime una verità universale: vivere significa esporsi alla perdita, al cambiamento e al dolore.

Eppure, nonostante tutto, la vita continua a essere meravigliosa.


Septimus: il dolore invisibile

Il personaggio di Septimus è forse il più commovente del romanzo.

Reduce della Prima guerra mondiale, vive perseguitato dai ricordi e dalle allucinazioni. Non riesce più a sentirsi parte del mondo che lo circonda e il suo dolore viene spesso frainteso da chi gli sta intorno.

In un’epoca in cui la salute mentale era poco compresa, Virginia Woolf ebbe il coraggio di raccontare la sofferenza psicologica con una sensibilità sorprendentemente moderna.

Una delle sue frasi più toccanti è:

“Men must not cut down trees. There is a God.”
/men mʌst nɒt kʌt daʊn triːz. ðeər ɪz ə ɡɒd/
“Gli uomini non devono abbattere gli alberi. C’è un Dio.”

Le sue parole sembrano frammentate, quasi incomprensibili, ma rivelano una mente ferita che cerca disperatamente un significato nel dolore.

Leggendo Septimus, il lettore prova una profonda compassione. Ed è impossibile non pensare a tutte le sofferenze invisibili che le persone portano dentro di sé.


La bellezza delle piccole cose

Forse il messaggio più bello di Mrs Dalloway è questo: la vita è fatta di attimi.

Un profumo.

Una strada di Londra.

Il rumore delle campane.

Un ricordo improvviso.

Virginia Woolf scrive:

“What a lark! What a plunge!”
/wɒt ə lɑːk! wɒt ə plʌndʒ!/
“Che gioia! Che tuffo nella vita!”

Questa esclamazione, all’inizio del romanzo, è quasi un inno all’esistenza.

Nonostante il dolore, la malinconia e il passare del tempo, vivere resta un’avventura straordinaria.


Perché leggere Mrs Dalloway oggi

Leggere Mrs Dalloway significa rallentare.

Significa imparare ad ascoltare i propri pensieri e ad accorgersi della bellezza nascosta nelle cose più semplici.

Virginia Woolf ci ricorda che ogni persona che incontriamo porta dentro di sé un mondo intero fatto di ricordi, sogni e fragilità.

E forse è proprio per questo che, a cento anni dalla sua pubblicazione, il romanzo continua a emozionare i lettori di tutto il mondo.

Perché ci insegna una verità semplice e preziosa: la nostra vita non è fatta soltanto di grandi eventi, ma di migliaia di piccoli istanti che, messi insieme, diventano ciò che siamo.

Rosamaria Greco

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