Writers & Poets

Animal Farm di George Orwell: la favola degli animali che racconta il potere, il tradimento e la perdita della libertà

Ci sono libri che si leggono in poche ore ma che continuano a far riflettere per tutta la vita. Animal Farm è uno di questi.

Pubblicato nel 1945, il romanzo è il capolavoro di George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, uno degli scrittori inglesi più importanti del Novecento.

Orwell nacque in India nel 1903, quando il Paese era ancora sotto il dominio britannico, ma trascorse gran parte della sua vita in Inghilterra. Giornalista, saggista e romanziere, fu un uomo profondamente impegnato sul piano politico e morale. Combatté persino nella guerra civile spagnola, un’esperienza che cambiò per sempre il suo modo di vedere il mondo.

Fu proprio lì che comprese una verità dolorosa: anche le rivoluzioni nate con le migliori intenzioni possono trasformarsi in nuove forme di oppressione.

Questa convinzione lo accompagnò per tutta la vita e diede origine ai suoi due capolavori: Animal Farm e Nineteen Eighty-Four.

Orwell scrisse:

“Freedom is the right to tell people what they do not want to hear.”
/ˈfriːdəm ɪz ðə raɪt tə tel ˈpiːpl wɒt ðeɪ duː nɒt wɒnt tə hɪə/
“La libertà è il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire.”

Questa frase riassume perfettamente tutto il suo pensiero.


Perché Orwell scrisse Animal Farm

Quando il romanzo venne pubblicato, l’Europa era appena uscita dalla Seconda guerra mondiale. Molti intellettuali occidentali guardavano ancora con simpatia all’Unione Sovietica e alla rivoluzione comunista.

Orwell, invece, aveva visto da vicino come un ideale di uguaglianza potesse trasformarsi in una dittatura.

Per questo decise di scrivere una favola.

Una storia apparentemente semplice, popolata da animali.

Ma dietro quella semplicità si nascondeva una denuncia politica potentissima.

Lo stesso Orwell spiegò:

“I intended it primarily as a satire on the Russian Revolution.”
/aɪ ɪnˈtendɪd ɪt ˈpraɪmərəli æz ə ˈsætaɪə ɒn ðə ˈrʌʃən ˌrevəˈluːʃən/
“L’ho concepito principalmente come una satira della Rivoluzione russa.”

Ma il libro va ben oltre la storia della Russia.

Animal Farm parla di ogni forma di potere che, poco alla volta, dimentica le proprie promesse e finisce per tradire chi aveva giurato di difendere.


La trama: una rivoluzione che nasce da un sogno

La storia si svolge nella Manor Farm, una fattoria inglese governata dal severo signor Jones.

Gli animali vivono sfruttati e affamati.

Una sera, il vecchio maiale Major tiene un discorso destinato a cambiare tutto. Invita gli animali a ribellarsi agli uomini e a costruire una società basata sull’uguaglianza.

Il suo sogno è semplice e bellissimo:

“All animals are equal.”
/ɔːl ˈænɪməlz ɑːr ˈiːkwəl/
“Tutti gli animali sono uguali.”

Poco tempo dopo gli animali si ribellano, cacciano il padrone e prendono il controllo della fattoria, che viene ribattezzata Animal Farm.

All’inizio tutto sembra funzionare.

Gli animali lavorano insieme, condividono i raccolti e credono di aver costruito un mondo migliore.

Ma lentamente qualcosa cambia.

I maiali, guidati da Napoleon, iniziano ad accumulare privilegi e potere.

Le regole vengono modificate.

Le promesse dimenticate.

La libertà si trasforma in paura.

E la rivoluzione, nata per liberare tutti, finisce per creare una nuova tirannia.


Napoleon e Snowball: due facce della rivoluzione

Tra i personaggi più affascinanti ci sono i due maiali che guidano la fattoria.

Snowball è intelligente, idealista e pieno di entusiasmo. Crede sinceramente nel progetto rivoluzionario.

Napoleon, invece, è silenzioso, ambizioso e assetato di potere.

Tra i due nasce un conflitto che finirà per cambiare il destino della fattoria.

Molti studiosi vedono in Snowball una rappresentazione di Lev Trotsky e in Napoleon quella di Joseph Stalin.

Ma ancora una volta Orwell va oltre la semplice allegoria storica.

Napoleon rappresenta tutti quei leader che, una volta conquistato il potere, iniziano a credere di essere superiori agli altri.


Boxer: il personaggio che spezza il cuore

Se c’è un personaggio che rimane nel cuore del lettore è certamente Boxer, il grande cavallo da tiro.

Onesto, generoso e instancabile, Boxer crede nella rivoluzione con tutto se stesso.

Il suo motto è:

“I will work harder.”
/aɪ wɪl wɜːk ˈhɑːdə/
“Lavorerò ancora di più.”

E poi:

“Napoleon is always right.”
/nəˈpəʊliən ɪz ˈɔːlweɪz raɪt/
“Napoleon ha sempre ragione.”

Queste frasi, così semplici, sono anche profondamente tragiche.

Boxer rappresenta tutte le persone oneste che lavorano duramente e che, proprio a causa della loro bontà, finiscono per essere sfruttate dal potere.

Il suo destino è uno dei momenti più dolorosi del romanzo.

Quando il lettore arriva a quelle pagine, capisce che la rivoluzione ha ormai perso completamente la sua anima.


La frase più famosa del romanzo

Alla fine del libro, il principio di uguaglianza viene completamente stravolto.

La celebre frase:

“All animals are equal.”
/ɔːl ˈænɪməlz ɑːr ˈiːkwəl/
“Tutti gli animali sono uguali.”

diventa:

“All animals are equal, but some animals are more equal than others.”
/ɔːl ˈænɪməlz ɑːr ˈiːkwəl, bət sʌm ˈænɪməlz ɑːr mɔːr ˈiːkwəl ðæn ˈʌðəz/
“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri.”

È una frase assurda dal punto di vista logico.

Ed è proprio questo il suo potere.

Orwell mostra come il linguaggio possa essere manipolato per giustificare l’ingiustizia e convincere le persone ad accettare l’inaccettabile.


Un finale che fa riflettere

Nelle ultime pagine, gli animali osservano i maiali e gli uomini seduti insieme.

E accade qualcosa di terribile.

Non riescono più a distinguerli.

La frase conclusiva è diventata una delle più celebri della letteratura inglese:

“The creatures outside looked from pig to man, and from man to pig… but already it was impossible to say which was which.”
/ðə ˈkriːtʃəz aʊtˈsaɪd lʊkt frɒm pɪɡ tə mæn ænd frɒm mæn tə pɪɡ…/
“Le creature all’esterno guardavano dal maiale all’uomo e dall’uomo al maiale… ma ormai era impossibile dire chi fosse l’uno e chi l’altro.”

È una conclusione amara.

Chi combatte l’oppressione può diventare esso stesso un oppressore.


Perché leggere Animal Farm oggi

A quasi ottant’anni dalla sua pubblicazione, Animal Farm continua a essere incredibilmente attuale.

Perché non parla soltanto della Rivoluzione russa.

Parla del potere.

Della propaganda.

Della manipolazione delle parole.

Della facilità con cui le persone possono rinunciare alla propria libertà.

Ma parla anche di speranza, di ideali e del desiderio, profondamente umano, di costruire un mondo più giusto.

È una favola, certo. Ma è anche uno dei libri più intelligenti e dolorosamente veri che la letteratura inglese ci abbia lasciato.

Rosamaria Greco

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