Culture

Back to School in England: come si preparano gli inglesi al ritorno a scuola?

C’è un momento dell’estate in cui, in Italia, qualcosa cambia improvvisamente nei supermercati, nei centri commerciali e nelle pubblicità. Anche se siamo ancora in piena estate, tra costumi da bagno, creme solari e gelati compaiono zaini, astucci, quaderni, penne colorate, diari, matite, raccoglitori e montagne di materiale scolastico. È il segnale inequivocabile che settembre si avvicina.

Per molte famiglie italiane il ritorno a scuola può trasformarsi in una vera e propria operazione organizzativa: si controlla ciò che è rimasto dall’anno precedente, si prepara una lista, si confrontano prezzi e offerte e, soprattutto quando i bambini sono piccoli, si lascia spesso che siano loro a scegliere almeno una parte degli oggetti che li accompagneranno durante l’anno.

Ma cosa succede dall’altra parte della Manica?

Come si preparano le famiglie inglesi al nuovo anno scolastico? Anche in Inghilterra, naturalmente, il back to school è un momento importante e i negozi dedicano spazio a uniformi, scarpe, zaini e articoli di cancelleria. Tuttavia, entrando nella quotidianità della scuola inglese, si scopre una differenza interessante: la preparazione è spesso molto più concentrata sull’uniforme, sulle scarpe e sull’attrezzatura effettivamente richiesta dalla scuola che sulla costruzione di un grande corredo personale di cancelleria.

Ed è proprio qui che comincia il nostro viaggio nella cultura del back to school britannico.

September is coming: quando l’estate comincia lentamente a finire

In Inghilterra il nuovo anno scolastico inizia generalmente a settembre, anche se le date precise cambiano a seconda della scuola e della zona. In England le date dei terms e delle vacanze possono infatti variare e le famiglie sono invitate a controllare direttamente le indicazioni della propria scuola o del local council.

Per un bambino che comincia la scuola per la prima volta, l’appuntamento può essere particolarmente emozionante. In England la maggior parte dei bambini inizia la Reception a tempo pieno nel settembre successivo al quarto compleanno.

È il momento in cui il bambino entra ufficialmente in un mondo nuovo: una nuova classe, nuovi insegnanti, nuovi compagni e, soprattutto, una nuova uniforme.

Per questo, mentre agosto volge al termine, molte famiglie cominciano a prepararsi per il grande ritorno.

“Back to school!”

IPA: /bæk tə skuːl/

Traduzione: “Si torna a scuola!”

È una delle espressioni più semplici associate a questo periodo e può essere utilizzata sia parlando concretamente dell’inizio delle lezioni sia, più genericamente, riferendosi a tutto ciò che accompagna il mese di settembre.

La vera protagonista? L’uniforme

Se c’è qualcosa che distingue immediatamente il ritorno a scuola inglese da quello italiano, è la presenza della school uniform.

In moltissime scuole inglesi l’uniforme è parte integrante della vita scolastica. Non si tratta semplicemente di una maglietta o di un colore da rispettare: a seconda dell’istituto può comprendere camicia o polo, pantaloni o gonna, jumper o cardigan, blazer, cravatta, scarpe, calze o collant e, naturalmente, un apposito PE kit, cioè l’abbigliamento per le lezioni di educazione fisica.

Ma attenzione: non esiste un’unica uniforme inglese uguale per tutti.

Sono le singole scuole e i loro governing boards a stabilire se prevedere una divisa e quali elementi debba comprendere. La relativa politica deve essere resa disponibile alle famiglie.

Ecco perché, quando una famiglia riceve le indicazioni per settembre, una delle prime cose da fare è controllare attentamente la school uniform policy.

È un passaggio importante soprattutto per chi ha un figlio che cambia scuola o che entra per la prima volta in una nuova fase dell’istruzione.

Non tutto deve avere il logo della scuola

Questa è una delle questioni più interessanti del momento.

Dal 1° settembre 2026, in England le scuole devono limitare il numero di articoli obbligatori di uniforme e PE kit che riportano il marchio della scuola: generalmente non più di tre, mentre le scuole secondarie e le middle schools possono arrivare a quattro se uno di questi è la cravatta. La normativa punta anche a favorire alternative generiche e a rendere l’uniforme più accessibile economicamente alle famiglie.

Questo significa che non necessariamente tutto ciò che il bambino indossa deve essere acquistato presso un fornitore specializzato.

Una scuola può, per esempio, richiedere un determinato colore e lasciare alla famiglia la possibilità di acquistare pantaloni, gonne, camicie o altri elementi presso rivenditori più economici.

La differenza può sembrare piccola, ma culturalmente racconta qualcosa di importante: il ritorno a scuola inglese è oggi attraversato anche da una crescente attenzione al costo dell’istruzione per le famiglie.

Il Governo inglese stabilisce infatti che il costo dell’uniforme non debba diventare un ostacolo alla frequenza scolastica e chiede alle scuole di privilegiare qualità, durata, sostenibilità e convenienza economica.

E l’uniforme di seconda mano? Sì, è assolutamente normale

Qui troviamo un altro elemento che può sorprendere un genitore italiano.

In England le scuole devono garantire che esistano opportunità accessibili per acquistare second-hand school uniform, cioè uniformi di seconda mano, e devono comunicare alle famiglie come procurarsele.

Questo può avvenire attraverso second-hand uniform sales, associazioni di genitori, iniziative della scuola o altri sistemi locali.

E non è necessariamente visto come qualcosa di cui vergognarsi.

Anzi, quando un bambino cresce rapidamente, acquistare un blazer o un jumper già utilizzato può essere una scelta assolutamente sensata. La divisa, proprio perché è standardizzata, può inoltre passare facilmente da un bambino all’altro.

In un periodo in cui il costo della vita e la sostenibilità sono sempre più presenti nel dibattito pubblico, il concetto di reuse — riutilizzare — acquista un significato particolarmente interessante.

“Why buy new when you can reuse?”

IPA: /waɪ baɪ njuː wen juː kən ˌriːˈjuːz/

Traduzione: “Perché comprare nuovo quando puoi riutilizzare?”

Non è soltanto una questione economica: significa anche cercare di ridurre sprechi e acquisti inutili.

Ma quando comprano tutto?

Ed eccoci alla domanda che più interessa a chi è abituato al grande appuntamento italiano con il back to school.

Gli inglesi non seguono tutti lo stesso calendario.

Alcune famiglie iniziano a comprare qualche elemento già durante l’estate, soprattutto se trovano offerte convenienti. Altre aspettano agosto o addirittura le settimane immediatamente precedenti all’inizio della scuola, soprattutto per scarpe e capi che rischiano di diventare piccoli durante le vacanze.

Non esiste quindi una regola universale del tipo “in Inghilterra comprano tutto a fine agosto”.

Le esperienze delle famiglie sono diverse e dipendono dall’età dei bambini, dalla crescita, dalla scuola e dal budget familiare. Ma un aspetto è molto pratico: non conviene necessariamente comprare mesi prima ciò che un bambino potrebbe non poter più indossare a settembre.

Per i più piccoli, che possono cambiare taglia rapidamente, questo ragionamento è particolarmente importante.

E le scarpe?

Qui entra in gioco una delle grandi preoccupazioni dei genitori.

Il bambino potrebbe arrivare a settembre con piedi più grandi di quelli che aveva a giugno.

Per questo molte famiglie preferiscono rimandare l’acquisto delle school shoes più a ridosso dell’inizio delle lezioni.

È un approccio molto pratico: prima si controlla quanto il bambino è cresciuto, poi si compra.

Zaino nuovo? Sì, ma non sempre è il protagonista

Naturalmente anche i bambini inglesi hanno bisogno di una school bag o di uno school backpack.

Ma il modo in cui viene utilizzato può essere diverso da quello che immaginiamo pensando alla scuola italiana.

Soprattutto nella scuola primaria, il bambino può non aver bisogno di portare ogni giorno una grande quantità di libri e quaderni personali. Alcune scuole forniscono buona parte del materiale didattico e possono chiedere soltanto una borsa abbastanza grande per riportare a casa libri, comunicazioni o altri oggetti.

In una scuola primaria inglese, per esempio, una lista per i bambini più piccoli può concentrarsi su pochi elementi pratici, come una book bag, una borraccia e, se richiesto, un cambio di vestiti.

E questo ci porta a una differenza interessante.

Il bambino inglese non ha necessariamente bisogno di un enorme zaino pieno di quaderni personali per cominciare l’anno.

Lo zaino deve essere soprattutto funzionale.

Per i ragazzi più grandi, invece, la situazione cambia. Una scuola secondaria può richiedere una borsa sufficientemente capiente per portare libri, materiali e attrezzatura, insieme a una serie di strumenti personali.

E l’astuccio? Qui cambia tutto con l’età

Il pencil case /ˈpensəl keɪs/, cioè l’astuccio, esiste naturalmente anche nelle scuole inglesi.

Ma ancora una volta non bisogna immaginare necessariamente il grande astuccio italiano pieno di colori, pennarelli, matite, penne di ogni tipo e accessori.

Nella scuola secondaria l’attrezzatura può essere molto più essenziale e precisa. Una lista scolastica reale per studenti inglesi di Year 7–11, per esempio, comprende penne nere, penna verde, matite, gomma, temperino, colla, righello, evidenziatori, compasso, goniometro, libro da leggere e calcolatrice scientifica.

Un’altra scuola secondaria richiede un equipaggiamento analogo, aggiungendo una bottiglia d’acqua riutilizzabile e un libro da leggere.

Il concetto è quindi molto diverso da quello del “corredo” acquistato tutto insieme.

Non si tratta tanto di riempire un astuccio bellissimo quanto di avere gli strumenti necessari per lavorare in autonomia.

Ed è proprio la parola equipment — /ɪˈkwɪpmənt/, attrezzatura, equipaggiamento — a descrivere bene questa mentalità.

I più piccoli e i più grandi: due back to school molto diversi

Per un bambino che entra in Reception, il ritorno a scuola è soprattutto un’esperienza emotiva.

La divisa è nuova, le scarpe sono probabilmente ancora rigide, lo zainetto può essere piccolo e scelto con cura, magari con il personaggio preferito. Si impara dove mettere la borraccia, dove lasciare la giacca e come riconoscere le proprie cose.

La scuola, a questa età, fornisce spesso gran parte del materiale necessario per le attività quotidiane. Non è quindi sempre il genitore a dover acquistare un intero set di cancelleria.

Per un ragazzo di secondary school, invece, il significato cambia.

La preparazione riguarda maggiormente l’organizzazione personale. Bisogna avere la divisa completa, il PE kit, le scarpe corrette e il materiale necessario per le lezioni. In alcune scuole viene richiesto anche un planner, una borraccia, un libro personale e strumenti specifici per matematica, scienze, arte o tecnologia.

La scuola secondaria inglese tende quindi a chiedere al ragazzo di assumersi progressivamente una maggiore responsabilità per il proprio materiale.

Il passaggio è quasi simbolico: non sei più il bambino che deve essere preparato completamente dal genitore; devi imparare a prepararti da solo.

E gli adolescenti? Qui entra in gioco anche l’identità

Per gli adolescenti il back to school è naturalmente anche una questione di immagine.

La presenza dell’uniforme può sembrare, a prima vista, un limite alla libertà personale. Niente grande scelta dell’outfit del giorno, niente corsa alla ricerca del vestito perfetto per il primo giorno.

Ma proprio per questo gli adolescenti cercano spesso di esprimere la propria personalità attraverso ciò che la scuola permette loro di scegliere: zaino, acconciatura, piccoli accessori, modo di indossare alcuni capi consentiti e, fuori dalle regole dell’uniforme, il proprio stile personale.

E c’è un’altra cosa interessante: il primo giorno di scuola può avere un significato particolare per chi entra in Year 7, cioè nella scuola secondaria, perché coincide con un importante passaggio di crescita.

È un po’ come dire:

“New school, new year, new me.”

IPA: /njuː skuːl njuː jɪə njuː miː/

Traduzione: “Nuova scuola, nuovo anno, nuovo me.”

Una frase perfetta per quel momento della vita in cui il ragazzo comincia a sentirsi diverso da come era soltanto pochi mesi prima.

Non è tutto in vendita: il ruolo della scuola

Una delle differenze più importanti rispetto all’immagine italiana del back to school riguarda proprio la quantità di materiale che la famiglia deve acquistare.

Non esiste un unico modello valido per tutte le scuole inglesi, ma molte scuole forniscono libri di esercizi, quaderni e materiali di uso quotidiano. Per gli studenti più grandi, le liste possono concentrarsi sugli strumenti personali necessari per lavorare: penne, matite, righello, calcolatrice, goniometro, compasso e simili. Una scuola secondaria, per esempio, specifica chiaramente che gli exercise books e i libretti necessari vengono forniti dalla scuola e distribuiti dagli insegnanti.

Questo spiega perché il “corredo scolastico” inglese può apparire meno imponente rispetto a quello che siamo abituati a vedere nei nostri supermercati.

Non significa che gli inglesi non comprino materiale scolastico.

Significa che la responsabilità dell’acquisto è distribuita diversamente tra famiglia e scuola.

Il supermercato inglese si trasforma anche lui a settembre

Ma attenzione: non dobbiamo immaginare l’Inghilterra come un Paese in cui a luglio e agosto i negozi rimangono completamente indifferenti al ritorno a scuola.

Anche nel Regno Unito esiste il back-to-school shopping e i grandi rivenditori propongono uniformi, scarpe, zaini, cancelleria e articoli per la scuola.

La differenza è soprattutto culturale: il fenomeno può essere meno legato all’idea di rinnovare ogni singolo oggetto e più concentrato sulle necessità concrete.

E soprattutto non tutte le famiglie fanno la stessa cosa.

Alcune approfittano delle offerte estive.

Altre comprano gradualmente.

Altre aspettano le ultime settimane.

Altre utilizzano l’usato.

E altre ancora riutilizzano ciò che il figlio possiede già.

In una discussione recente tra genitori britannici, per esempio, emergono proprio queste diverse strategie: chi compra a luglio approfittando delle offerte, chi aspetta agosto, chi acquista in anticipo soltanto i capi meno rischiosi e chi preferisce rimandare scarpe e uniforme fino a quando la crescita del bambino è più chiara.

Non esiste quindi il “genitore inglese tipo”.

Ed è importante dirlo, perché anche nel Regno Unito le abitudini cambiano molto in base alla famiglia e al budget.

La preparazione non è soltanto shopping

E forse questa è la parte più interessante.

Preparare un bambino per settembre non significa soltanto comprare qualcosa.

Significa anche riportarlo gradualmente alla routine.

Dopo settimane di vacanza, le famiglie devono ricominciare a pensare agli orari del sonno, alla sveglia del mattino, ai pasti, agli spostamenti, alle attività pomeridiane e a tutto ciò che rende possibile la vita scolastica.

Per un bambino piccolo può essere utile riprendere gradualmente gli orari abituali. Per un adolescente, invece, il problema può essere convincerlo che andare a letto a mezzanotte e svegliarsi alle dieci non sarà più sostenibile quando suonerà la sveglia alle sette.

E anche qui troviamo un’espressione molto britannica:

“Back into the routine.”

IPA: /bæk ˈɪntuː ðə ruːˈtiːn/

Traduzione: “Di nuovo nella routine.”

È proprio ciò che accade alla fine dell’estate: la libertà delle vacanze lascia gradualmente spazio alla struttura dell’anno scolastico.

Il primo giorno: quella strana emozione di ricominciare

E poi arriva settembre.

La divisa è pronta.

Le scarpe sono nuove.

Lo zaino è preparato.

L’astuccio contiene tutto ciò che serve.

La borraccia è piena.

La sveglia suona presto.

E per qualche minuto tutta la casa sembra più silenziosa del solito.

Il bambino piccolo può essere emozionato, curioso o intimorito. L’adolescente può mostrare un’aria apparentemente indifferente mentre, in realtà, pensa a come sarà la nuova classe, se ritroverà gli amici e cosa succederà durante il primo giorno.

Per i genitori, invece, c’è quella sensazione universale che non ha bisogno di una lingua particolare: un altro anno è cominciato.

Back to school: due culture, la stessa emozione

Alla fine, il confronto tra Italia e Inghilterra non deve trasformarsi nella ricerca di chi faccia meglio.

In Italia abbiamo una cultura molto forte della cancelleria, dell’organizzazione personale e della scelta degli oggetti scolastici. Per molti bambini e ragazzi comprare un nuovo zaino o un nuovo astuccio rappresenta un piccolo rito di passaggio e un’occasione per ricominciare con entusiasmo.

In Inghilterra l’attenzione può essere maggiormente concentrata sull’uniforme, sulle scarpe, sul PE kit e sull’attrezzatura realmente necessaria per affrontare le lezioni. La scuola fornisce spesso parte dei materiali e, soprattutto oggi, cresce l’attenzione verso il contenimento dei costi, il riutilizzo e l’acquisto di uniformi di seconda mano.

Ma dietro queste differenze c’è la stessa emozione.

Un bambino che apre per la prima volta lo zaino nuovo è un bambino che sta per cominciare qualcosa.

Un adolescente che prova la nuova uniforme davanti allo specchio sta entrando in un altro anno della propria vita.

Un genitore che sistema l’ultima penna nell’astuccio sta pensando, magari senza rendersene conto, a quanto velocemente è cresciuto quel figlio.

E così, mentre nei supermercati italiani compaiono montagne di quaderni e astucci e nelle città inglesi le vetrine si riempiono di school uniforms, school shoes e backpacks, due Paesi apparentemente diversi si preparano allo stesso appuntamento.

September is coming.

L’estate sta finendo.

La scuola sta per ricominciare.

E per milioni di bambini, in Italia come in Inghilterra, è tempo di voltare pagina.

Rosamaria Greco

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