Culture

Fish and chips: quando un piatto diventa un pezzo d’Inghilterra

Ci sono cibi che si mangiano perché si ha fame e altri che, con il passare del tempo, finiscono per raccontare un Paese. Il fish and chips appartiene decisamente alla seconda categoria. Basta pronunciarne il nome per evocare un’immagine precisa: una cittadina inglese affacciata sul mare, il vento che arriva dalla costa, un pier che si allunga sull’acqua, una famiglia che passeggia sul lungomare e un involucro ancora caldo tra le mani.

È curioso pensare che, dietro un piatto apparentemente così semplice, si nasconda una parte della storia sociale e culturale britannica. Il fish and chips non è diventato famoso perché fosse sofisticato o particolarmente elegante. Al contrario, la sua forza è sempre stata quella di essere accessibile, informale e profondamente legato alla vita quotidiana. È entrato nelle abitudini delle famiglie, nei ricordi dell’infanzia, nelle serate con gli amici e nelle vacanze al mare, fino a diventare uno degli alimenti che più facilmente associamo all’identità britannica.

E forse è proprio per questo che vale la pena raccontarlo in modo diverso dal solito: non come una ricetta, ma come un personaggio della cultura inglese.

Non soltanto un piatto: il fish and chips nella memoria britannica

Per capire quanto sia radicato nell’immaginario inglese possiamo partire da un autore che non aveva certo l’intenzione di celebrare la cucina britannica: George Orwell.

Nel suo libro The Road to Wigan Pier, pubblicato nel 1937, Orwell racconta la vita e le condizioni sociali della classe operaia dell’Inghilterra settentrionale. In questo contesto il fish and chips compare come esempio di quei piccoli piaceri economici che potevano rendere un po’ più sopportabile una vita spesso difficile. Orwell arriva a riflettere sul ruolo delle “cheap luxuries”, i piccoli lussi a buon mercato, tra i quali colloca proprio il fish and chips, insieme al tè, al cioccolato e ad altri piaceri quotidiani.

È un passaggio interessante perché ci fa vedere il piatto da una prospettiva completamente diversa. Non siamo ancora davanti alla cartolina turistica dell’Inghilterra con il mare, i gabbiani e le cabine colorate: siamo nella realtà sociale del Paese, dove un pasto relativamente semplice può rappresentare un momento di conforto.

Il fish and chips, quindi, non racconta soltanto l’estate o il seaside. Racconta anche la quotidianità britannica.

Ed è forse questo il suo aspetto più affascinante: può essere contemporaneamente un pasto ordinario e un ricordo speciale.

Da Orwell alla spiaggia: come cambia il significato del piatto

Oggi, naturalmente, quando pensiamo al fish and chips non immaginiamo necessariamente la realtà sociale descritta da Orwell. La nostra mente va molto più facilmente verso una località costiera.

Immaginate di arrivare a Whitby, sulla costa dello Yorkshire. Avete davanti il porto, le barche, le case addossate alla collina e, più in alto, le rovine spettacolari di Whitby Abbey. Avete appena camminato lungo la costa e magari siete saliti sui famosi 199 gradini che conducono all’abbazia. È arrivato il momento di mangiare.

Non occorre cercare un ristorante elegante. In una cittadina come Whitby, il fish and chips è parte stessa dell’esperienza del luogo.

Ed è proprio qui che entra in scena uno degli indirizzi più celebri del Paese: The Magpie Café, affacciato sul porto di Whitby. Il locale è una vera istituzione locale e la sua storia risale al 1939; oggi è conosciuto anche per le lunghe code che si formano davanti all’ingresso, tanto che aspettare il proprio turno è diventato quasi parte dell’esperienza. Il locale offre sia ristorazione tradizionale sia takeaway, e la sua posizione permette di mangiare con il porto proprio davanti agli occhi.

E qui possiamo imparare un’espressione molto britannica:

“There’s always a queue!”

IPA: /ðeəz ˈɔːlweɪz ə kjuː/

Traduzione: “C’è sempre una coda!”

A Whitby, almeno davanti al Magpie, non sarebbe un’esagerazione.

E se il gabbiano vuole la sua parte?

C’è poi un piccolo aneddoto che appartiene quasi inevitabilmente al fish and chips consumato sul mare: i gabbiani.

Mangiare una porzione di patatine davanti alla costa britannica significa infatti accettare la possibilità che qualcuno, dall’alto, stia osservando attentamente il vostro pranzo.

I gabbiani delle località costiere sono diventati quasi parte del folklore del seaside. Al Magpie Café, per esempio, le indicazioni turistiche locali avvertono scherzosamente i visitatori di fare attenzione perché i gabbiani di Whitby sono particolarmente abili nel “rubare” le patatine.

Ecco una frase che potrebbe essere utilissima durante una vacanza:

“Watch your chips!”

IPA: /wɒtʃ jɔː tʃɪps/

Traduzione: “Attento alle tue patatine!”

In questo caso non è soltanto un modo di dire: potrebbe essere un consiglio molto concreto.

Ed è curioso come un dettaglio così piccolo riesca a trasformare un pasto in un ricordo. Probabilmente, tra dieci anni, potreste non ricordare esattamente che cosa avete mangiato a Whitby; potreste invece ricordare perfettamente quel gabbiano che ha cercato di portarvi via una patatina.

Il fish and chips e il cinema: perché sembra nato per essere raccontato

Il fish and chips ha anche una qualità molto cinematografica.

Non perché debba necessariamente essere il protagonista di un film, ma perché è un oggetto quotidiano capace di raccontare immediatamente un ambiente e una situazione. Basta vedere qualcuno uscire da un chippy con una porzione fumante tra le mani per capire che ci troviamo in Gran Bretagna.

È un po’ come accade con il tè, il pub o il Sunday roast: non servono molte spiegazioni. L’oggetto diventa una scorciatoia visiva per entrare nella cultura britannica.

E infatti, nel cinema e nella televisione britannici, il cibo quotidiano ha spesso questa funzione: mostrare le persone mentre fanno qualcosa di assolutamente normale. Non c’è bisogno di una grande scena drammatica. Una famiglia che compra il pranzo, due amici che mangiano insieme o qualcuno che porta a casa una cena dal chippy raccontano la vita reale molto più di una tavola apparecchiata in modo perfetto.

È anche per questo che il fish and chips funziona così bene nell’immaginario della commedia britannica: è informale, un po’ disordinato, familiare e lontano da ogni pretesa.

Una curiosità sorprendente: persino Cary Grant amava le chips

Se vogliamo un piccolo aneddoto legato al cinema, possiamo spostarci a Bristol e parlare di una delle star più eleganti della storia di Hollywood: Cary Grant.

Nato proprio a Bristol nel 1904 con il nome di Archibald Leach, Grant divenne una delle figure più raffinate e celebri del cinema americano. Eppure, nonostante la sua immagine da impeccabile protagonista delle commedie sofisticate, aveva un debole per una cosa molto semplice: le chips.

Quando tornava nella sua città natale frequentava il Rendezvous, un fish and chip shop di Bristol, e il legame è stato ricordato anche in occasione di un anniversario del locale. Il suo amore per le patatine era già documentato persino nei suoi diari degli anni giovanili.

È un dettaglio delizioso perché mette insieme due immagini apparentemente inconciliabili: da una parte Cary Grant, l’eleganza hollywoodiana, gli abiti impeccabili e il cinema sofisticato; dall’altra un semplice chippy e un piatto di patatine.

Ma forse proprio questo è il punto.

Il fish and chips non ha bisogno di appartenere a una determinata classe sociale o a una determinata generazione. Può essere mangiato dal bambino che torna dalla spiaggia, dall’adolescente con gli amici, dalla famiglia in vacanza, dal lavoratore dopo una lunga giornata e persino da una futura star di Hollywood.

Il vero rito è ordinare al chippy

Una parte del fascino risiede anche nel modo in cui si ordina.

Il locale può essere semplice, l’ambiente informale e il menu apparentemente essenziale, ma per chi conosce la cultura britannica esiste un piccolo vocabolario gastronomico da imparare.

Il chippy /ˈtʃɪpi/ è il fish and chip shop, mentre una fish supper /ˈfɪʃ ˌsʌpə/ è, soprattutto in alcune parti del Regno Unito, una porzione di pesce e patatine pensata come pasto.

E poi ci sono le chips /tʃɪps/, naturalmente, che non sono le nostre patatine confezionate e nemmeno le sottili fries americane: sono grosse, morbide dentro e dorate fuori.

Potremmo ordinare:

“Fish and chips, please.”

IPA: /ˌfɪʃ ən ˈtʃɪps pliːz/

Traduzione: “Fish and chips, per favore.”

Sembra una frase banale, ma immaginate di pronunciarla davvero in una piccola località sul mare. A quel punto non state più semplicemente studiando l’inglese: state entrando in una situazione autentica della vita quotidiana britannica.

Sale, aceto e una delle grandi questioni del seaside

Poi arriva il momento di condire.

E qui l’Italia e l’Inghilterra sembrano appartenere a due universi gastronomici completamente diversi.

Noi abbiamo olio extravergine, sale, pepe, magari limone. L’inglese amante della tradizione può invece chiedere salt and vinegar, sale e aceto, soprattutto malt vinegar, l’aceto di malto.

“Salt and vinegar, please.”

IPA: /sɔːlt ən ˈvɪnɪɡə pliːz/

Traduzione: “Sale e aceto, per favore.”

E poi c’è la questione delle mushy peas, i piselli cotti fino a diventare una crema rustica, che accompagnano tradizionalmente il piatto in molte zone.

Non tutti li ordinano, naturalmente, e proprio come accade con qualsiasi tradizione alimentare esistono gusti personali, abitudini regionali e preferenze diverse.

Ma se volete provare il fish and chips in modo davvero britannico, potreste almeno essere abbastanza coraggiosi da assaggiare.

Un altro posto dove mangiarlo: Brighton

Se Whitby rappresenta il lato più storico, marinaro e quasi letterario del seaside, Brighton offre un’esperienza completamente diversa.

Qui il mare incontra una città giovane, creativa e vivace. Il lungomare è pieno di persone, musica, negozi, locali, artisti di strada e attrazioni; tra il Brighton Palace Pier e il West Pier si trovano numerose possibilità per mangiare, dal semplice fish and chips fino ai ristoranti di pesce più raffinati.

Se però volete trasformare il pranzo in una vera esperienza da cartolina britannica, una possibilità interessante è The Regency Restaurant, sul lungomare di Brighton. Si trova proprio di fronte al mare e offre pesce e fish and chips con vista sul West Pier. È un modo un po’ più comodo e rilassato di vivere la stessa tradizione, senza rinunciare all’atmosfera del seaside.

E qui il consiglio potrebbe essere: prendetevi il vostro tempo.

Prima fate una passeggiata sulla spiaggia, poi raggiungete il lungomare, osservate il pier, ascoltate il rumore delle onde e infine fermatevi a mangiare.

Perché il fish and chips dà il meglio di sé quando non è semplicemente un pasto, ma una parte della giornata.

Whitby o Brighton? Due modi diversi di assaggiare l’Inghilterra

Se dovessimo scegliere tra i due luoghi, la differenza sarebbe interessante.

A Whitby, il fish and chips sembra appartenere alla storia stessa della città: il porto, la pesca, le case, l’abbazia, il vento e il mare del North Yorkshire costruiscono intorno al piatto un’atmosfera più tradizionale e nostalgica. Il Magpie Café, affacciato sul porto, rappresenta perfettamente questa esperienza.

A Brighton, invece, lo stesso piatto assume un carattere più vivace e contemporaneo. Lo si può mangiare guardando il mare, dopo una passeggiata sul lungomare, ma intorno ci sono una città creativa, musica, arte, locali e una vita urbana molto intensa.

Due luoghi diversi, dunque, e una stessa tradizione.

Ed è proprio questo che rende interessante la cucina britannica: lo stesso piatto può raccontare storie completamente diverse a seconda del luogo in cui viene mangiato.

E se lo mangiassimo sulla spiaggia?

C’è poi una modalità che forse non troveremo facilmente in un ristorante italiano: uscire dal chippy con il proprio pacchetto e andare semplicemente a sedersi vicino al mare.

Non c’è bisogno di una tavola elegante.

Una panchina può bastare.

Un muretto sul lungomare può bastare.

Perfino un posto sulla spiaggia può bastare.

E mentre mangiate, probabilmente arriverà qualcuno a ricordarvi:

“Mind the seagulls!”

IPA: /maɪnd ðə ˈsiːɡʌlz/

Traduzione: “Attento ai gabbiani!”

È una di quelle frasi che forse non troverete nei libri di grammatica, ma che potrebbe tornarvi molto più utile durante una vera vacanza inglese.

Perché continuiamo a ricordarlo?

Forse perché il fish and chips è un piatto che non cerca di impressionare.

Non è complicato.

Non è prezioso.

Non richiede un’occasione speciale.

E proprio per questo può accompagnare momenti che diventano importanti soltanto dopo.

Il bambino che lo mangia per la prima volta durante una vacanza.

Il ragazzo che lo divide con gli amici.

La coppia che lo prende da asporto e si siede davanti al mare.

Il genitore che torna nella stessa località dopo molti anni e si accorge che il sapore gli ricorda l’infanzia.

Il turista che lo assaggia per la prima volta e scopre che dietro un semplice piatto di pesce e patatine c’è una quantità sorprendente di storia.

La lingua inglese ha un’espressione perfetta per qualcosa che appartiene ai ricordi:

“It brings back memories.”

IPA: /ɪt brɪŋz bæk ˈmeməriz/

Traduzione: “Fa tornare alla mente dei ricordi.”

E forse il fish and chips è proprio questo.

Un piatto capace di far tornare indietro nel tempo.

Il sapore di un’Inghilterra da vivere, non soltanto da fotografare

Quando visiteremo l’Inghilterra, potremo naturalmente cercare i suoi monumenti più famosi, entrare nei musei, visitare castelli e abbazie e fotografare le sue città più belle.

Ma per conoscere davvero un Paese bisogna anche sedersi da qualche parte e mangiare ciò che mangiano le persone.

Per questo il fish and chips merita un posto speciale.

Non perché sia necessariamente il miglior piatto della cucina britannica, né perché tutti gli inglesi lo mangino continuamente, ma perché è riuscito a diventare un frammento della vita quotidiana del Paese.

E allora, se un giorno vi troverete a Whitby, potreste salire i gradini verso l’abbazia, passeggiare lungo il porto e poi fermarvi al Magpie Café. Oppure potreste scegliere Brighton, camminare sul lungomare, osservare il pier e fermarvi a mangiare davanti al mare.

A quel punto provate a non pensare al fish and chips come a una semplice specialità gastronomica.

Guardate il mare.

Ascoltate l’inglese delle persone intorno a voi.

Osservate le famiglie, i bambini, i ragazzi, i gabbiani e la gente che entra ed esce dai chippies.

E forse capirete una cosa che nessun libro di cultura britannica potrebbe spiegare altrettanto bene: alcune tradizioni non sopravvivono perché sono straordinarie, ma perché continuano a entrare, con naturalezza, nella vita delle persone.

Il fish and chips è una di queste.

E in una sera d’estate, con il mare davanti e le patatine ancora calde tra le mani, potrebbe persino sembrarvi di aver assaggiato, per qualche minuto, un piccolo pezzo d’Inghilterra.

Rosamaria Greco

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